Fondazione CDEC Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea 

fb

CDEC su Youtube

        
  Rendering della Biblioteca della Fondazione CDEC nella sua futura sede presso il Memoriale della Shoah Milano
    Homepage   |  Contatti   |  Dove siamo   |  English   |  Trova  
           

 

 

 

Fondazione CDEC

Settori di Attività

Amministrazione trasparente


Risorse web

 

CDEC Digital Library

Mostra sulla Shoah in Italia

Le carte di Israel Kalk | Percorsi per la didattica

I Nomi della Shoah Italiana

Ebrei stranieri internati in Italia (1940-1943). Indice generale

Catalogo della Biblioteca / Library Catalogue

Quest. Issues in Contemporary Jewish History

Osservatorio antisemitismo

"Svizzera, Shoah ed ebrei: censura, accoglienze e respingimenti"






La Fondazione CDEC vi invita all'evento

"SVIZZERA, SHOAH ED EBREI: CENSURA, ACCOGLIENZE E RESPINGIMENTI"









in occasione della presentazione dei libri

"Da Mantova alla Svizzera. In fuga per la salvezza"
Torino, Silvio Zamorani editore, 2019

"L'informazione rifiutata. La Svizzera dal 1938 al 1945 di fronte al nazismo e alle notizie del genocidio degli ebrei"
Torino, Silvio Zamorani editore, 2017

giovedì 12 marzo 2020 - ore 18.00
MILANO Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza, 12/A

Intervengono gli autori

Silvana Calvo: Dal 2000 si occupa di ricerca storica sulla politica d'asilo della Svizzera e sull'informazione dal 1938 al 1945. Ha pubblicato, oltre al volume in presentazione, "1938 Anno infame. Antisemitismo e profughi nella stampa ticinese" Dell'Arco Editore, Bologna 2010

Alessandro Vivanti
: Storico dell'arte. Socio Corrispondente dell'Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, nella Classe di Lettere e Arti
Esperto in comunicazione, promozione e organizzazione di eventi culturali in ambito storico e storico artistico.
e
Michele Sarfatti: Storico e docente italiano di storia contemporanea, specializzato nella storia degli ebrei in Italia nel Novecento e nella storia, non memorialistica, della Shoah in Italia e in Europa.

Clicca qui -> locandina dell'evento


SINOSSI DEI LIBRI

"Da Mantova alla Svizzera. In fuga per la salvezza"
A cura di Alessandro Vivanti - Prefazione di Silvana Calvo

Dal settembre 1943 la situazione degli ebrei in Italia, già molto difficile per le leggi antiebraiche emanate nel 1938, divenne ancora più drammatica quando - come ha scritto Michele Sarfatti - dalla "persecuzione dei diritti" si passò, sotto l'occupazione nazista e la Repubblica sociale italiana, alla "persecuzione delle vite". Gli ebrei che si trovavano nelle zone dominate dalle forze nazifasciste dovettero cercare scampo all'immediata minaccia di deportazione verso lo sterminio. Molti dal Centro e dal Nord dell'Italia si diressero verso l'unico Paese neutrale che sembrava potesse dar loro accoglienza: la Confederazione Elvetica.
Nel libro sono pubblicati due testi: il primo, una memoria scritta in età matura da Corrado Vivanti, celebre storico, che ricorda gli anni della fanciullezza a Mantova; il secondo è il diario tenuto dalla madre, Clelia Della Pergola, nei mesi di internamento in Svizzera, dove la famiglia riuscì fortunosamente a trovare rifugio sino alla fine del conflitto. Due testi che riportano al periodo in cui la situazione degli ebrei italiani cambiò repentinamente, passando in un decennio da una apparente normalità al baratro della Shoah. La complessità e la tragicità di quegli anni sono riflesse nelle vicende che coinvolsero la famiglia Vivanti, ben inserita nell'ambiente di una città di provincia in cui la presenza ebraica, attestata fin dal 1145, venne incoraggiata dai Gonzaga. Soltanto col regime mussoliniano le restrizioni nel settore educativo e lavorativo cominciarono a minarne la tranquillità, influenzando pesantemente la vita quotidiana. Dopo le pagine di Corrado Vivanti il Diario svizzero di Clelia Della Pergola ci porta così ai giorni concitati della fuga e alla lunga permanenza in Svizzera nell'incerta condizione dei rifugiati.

Corrado Vivanti (Mantova 1928 - Torino 2012), è stato docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Torino, di Storia moderna all'Università di Perugia e alla Sapienza di Roma. Nel dopoguerra ha aderito al movimento degli haluzim e tra il 1950 e il 1953 è vissuto in Israele. Tornato in Italia, si è laureato all'Università di Firenze con Delio Cantimori su Le campagne del Mantovano nell'età delle riforme. Dal 1957 al 1962 ha studiato a Parigi sotto la direzione di Fernand Braudel. Nel 1962 è stato chiamato a Torino all'Einaudi, per occuparsi in particolare del settore storico; con Ruggiero Romano ha diretto la Storia d'Italia; ha curato l'edizione delle Opere di Machiavelli e, tra il 1996 e il 1997, Gli ebrei in Italia. Nel giugno 2002 ha ricevuto il Premio Presidente della Repubblica per la Storia, all'Accademia dei Lincei di Roma.

Clelia Della Pergola Vivanti (Firenze 1896 - Mantova 1981), secondogenita di Raffaello Della Pergola ed Emilia Todeschini, si trasferì da Firenze a Mantova con la famiglia. A tredici anni cominciò a lavorare nella pellicceria dei suoi zii, entrando poi in società con un cugino. Si sposò a Mantova con Moise Gino Vivanti nel 1919, ed ebbe due figli, Arrigo e Corrado. Dopo il matrimonio, contrariamente a quello che avrebbe voluto suo marito Gino, riprese l'attività che l'appassionava, in una pellicceria di sua proprietà, e da allora - tranne che nel periodo della fuga in Svizzera, fra il dicembre 1943 e il 1945 - vi lavorò fino al giorno prima di morire, quasi ottantacinquenne.

 

"L'informazione rifiutata. La Svizzera dal 1938 al 1945 di fronte al nazismo e alle notizie del genocidio degli ebrei"
Silvana Calvo

Nell'estate del 1942 su molti giornali svizzeri si poteva leggere che il numero degli ebrei uccisi dai nazisti fino a quel momento aveva raggiunto il milione. La Dichiarazione congiunta anglo-russo-americana, apparsa in dicembre, parlava ormai chiaramente di sterminio e accusava i tedeschi di aver trasformato la Polonia in un mattatoio. A partire dal 1943 i dispacci d'agenzia scrivevano di 2 milioni, 3 milioni, 4 milioni, fino a 5 milioni di ebrei uccisi. Non solo lo sterminio, ma anche le notizie sulla deportazioni, sui ghetti, sulle esecuzioni per rappresaglia, insomma su ogni aspetto del dramma che si stava consumando a non grande distanza, riuscivano a raggiungere la Svizzera, grazie anche alla sua posizione di paese neutrale.
L'informazione sul genocidio non fu uniforme: il notiziario radiofonico, il cinegiornale, la stampa e l'esercito la gestirono in modo differente e articolato; chi con intransigente reticenza, chi facendo filtrare il massimo possibile di notizie nonostante le continue raccomandazioni del governo e le imposizioni della censura. Questo, tra l'altro, in un quadro in continuo mutamento a seconda di come evolveva il conflitto e dei rapporti di forza tra i diversi schieramenti nella Confederazione, ossia tra chi pensava che si dovesse scendere a patti con i tedeschi e chi invece metteva al primo posto la difesa della sovranità nazionale.
Le notizie sullo sterminio degli ebrei circolavano dunque ampiamente e in tempo reale, grazie anche a personalità ebraiche come Benjamin Sagalowitz e Gerhart Riegner, a un pastore evangelico come Paul Vogt o a un giornalista socialista come Otto Pünter. Malgrado la censura, giornali quali ad esempio «Libera Stampa» di Lugano riuscivano non solo a dare un'informazione puntuale, ma anche a presentare i fatti in modo da contrastare efficacemente la diffusa tendenza dei lettori a non voler vedere quanto pure avevano sotto i loro occhi.

 

 

              collega allegato

Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea ONLUS via Eupili 8 20145 Milano CF 97049190156 IVA 12559570150 Tel. 02.31.63.38 02.31.60.92 Mail cdec@cdec.it Pec fondazionecdec@pec.ancitel.it